Passione o lavoro?

Chi mi conosce da vicino, chi vive con me, sa che quando mi appassiono ad una tematica ho una certa tendenza ad approfondirla sotto svariati punti di vista, diventando un po’ monotona.

Il primo ricordo di un tale interesse così assorbente risale a quando tredicenne iniziai ad interessarmi al mondo del make-up : ad un certo punto sono rimasta affascinata dal trucco, ma non come una qualsiasi adolescente si interessa a ombretti e rossetti per essere alla moda o per imitare le coetanee. I suggerimenti sulle riviste non catturavano la mia attenzione e nemmeno i suggerimenti che venivano prodigati in profumeria.

Un giorno, mentre girovagavo in libreria, i miei occhi si posarono su un libro bellissimo, la copertina era talmente d’impatto che sembrava guardasse proprio me dritto negli occhi.
Sfogliandolo scoprii alcune pagine in cui la stessa persona veniva presentata prima e dopo il trucco e rimasi folgorata.

Ciò che lo rendeva ai miei occhi così interessante era la possibilità di modificare completamente l’immagine e la percezione di qualcuno, lo trovavo sorprendente.

Non si trattava quindi solo di un po’ di colore sulle labbra e sulle palpebre ( che il più delle volte trovavo brutto), il trucco poteva rendere chiunque come desiderava essere. Mi sembrava che si aprissero un numero infinito di possibilità che fino ad allora non avevo colto. Ovviamente questo miracolo riusciva a farlo Kevin Aucoin e non era proprio alla portata di tutti, ma non era importante per me, ciò che contava era semplicemente che fosse possibile.
Dovevo assolutamente approfondire la questione e comprare il libro. Un libro così ricco di immagini aveva un costo elevato all’epoca, per la me tredicenne era enorme: 65000 lire.
Ci vollero un bel po’ di paghette e un po’ di attesa ma riuscii a prenderlo e ancora oggi è uno dei testi che amo sfogliare.

L’arte di truccarsi (titolo originale Making Faces) di Kevin Aucoin

Seguirono poi altri testi negli anni, sempre dedicati al make-up. Durante il liceo scientifico avevo anche pensato di fare del make-up il mio ambito professionale, ma gli eventi della vita, la mancanza di convinzione, la pressione culturale del contesto mi portarono su un altro percorso, coltivando la passione per il make-up con qualche corso ( ne ricordo uno con il team di Diego Dalla Palma a 18 anni) e qualche lettura.

Ma la mia voglia di giocare con l’immagine e soprattutto il mio desiderio di rendere tutti bellissimi come avevo visto fare nelle pagine di quel libro non è mai sparita.

Ho lavorato come acconciatore, ho studiato economia politica, economia dello sviluppo, ho fatto un master in management con specializzazione in finanza. Ho lavorato come analista in banche di asset management, ho lavorato per grandi multinazionali di cosmetica e moda, ma alla fine sono tornata al punto di partenza.

Sono tornata a dedicarmi alla mia passione di gestire l’immagine al servizio delle persone, per permettere a tutti di apparire come desiderano essere.

E tu come sei arrivato a scegliere la tua carriera professionale, cosa ti appassiona? È stato un percorso lineare o ricco di deviazioni come il mio?

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