Non ci credo! Che lavoro fai?!

Qualche giorno fa stavo mettendo in ordine un po’ (leggi qualche migliaio!) di foto di famiglia e tra queste, ne ho trovate alcune relative ad una gita in barca nella laguna di Venezia.

Siamo partiti al mattino, mia figlia 3enne era entusiasta all’idea di passare un’intera giornata in barca e soprattutto di fare un “picnic in mare”, per dirla con le sue parole.

All’epoca tenevo un blog di cucina, la mia seconda grande passione dopo la consulenza d’immagine, e fui gradevolmente stupita dal fatto che i partecipanti a quella gita, che non conoscevo, aveva scelto il cibo e la cucina come argomento di conversazione della giornata. Non partecipai attivamente alle discussioni  (chi ha figli piccoli mi capirà quando dico che in presenza dei miei figli fatico a tenere una conversazione più lunga di 40″ con altri adulti), ma osservai molto.

È una mia deformazione professionale osservare le persone, il loro aspetto, il loro modo di muoversi, di parlare..

Rimasi in particolare colpita da una signora di mezza età: era gioiosa e sorridente, in sovrappeso e dalle forme molto generose era a suo agio in quella situazione e dal modo di gesticolare quando parlava e dall’entusiasmo che trasmetteva quando descriveva ricette e piatti si capiva che il cibo era per lei una vera passione, tanto quanto lo era per me se non di più. Aveva una maglietta bianca troppo stretta per lei, un paio di bermuda beige che si alzavano quando camminava , in particolare verso l’interno coscia. Un paio di sandali con il velcro molto sportivi. Se non fosse stato per la taglia degli indumenti, la tenuta era adatta ad una gita in barca.

Altre due persone che ricordo ancora nei particolari erano due sorelle gemelle. Non attiravano l’attenzione solo per il fatto di essere identiche come due gocce d’acqua ma anche per la loro costituzione estremamente esile. Non erano basse, la statura era normale, ma erano sottili come fuscelli e quando si muovevano sembravano rischiare di cadere e spezzarsi da un momento all’altro. Indossavano vestiti leggeri di lino e cotone all’interno dei quali navigavano nonostante la taglia minuta. Le guance erano scavate, la pelle aveva un colorito spento, un po’ grigiastro, le occhiaie erano marcate. Avevano entrambe la schiena un po’ ingobbita, dal portamento e non dalla genetica. Non ricordo di averle viste sorridere molto, anzi credo di ricordarle piuttosto serie. Neanche loro parteciparono attivamente alle discussioni, si limitarono per lo più ad ascoltare. La sensazione che mi trasmisero è che quella gita fosse per loro una corvée più che un piacere, nonostante mi stessi godendo paesaggio ed esperienza non vedevo l’ora che arrivasse il momento di scendere per “liberarle” da quel peso e vederle finalmente sorridere.

Al momento del pranzo scoprii che eccezion fatta per la mia famiglia, gli altri partecipanti erano i fortunati vincitori di un contest tra blog di cucina, e quando il barcaiolo/guida turistica si congratulò con il blog vincitore del primo premio il mio sguardo si rivolse naturalmente alla signora  di mezza età e alle sue forme generose. Ma lei non si spostò. Ci rivelò più tardi che era dietologa, cucinava assieme al marito autore del blog di cucina.

Il blog vincitore era quello delle due sorelle.

Ero incredula, l’immagine e la comunicazione non verbale dell’una e delle altre mi avevano tratto in inganno e lasciato molto perplessa sulle loro rispettive competenze. E dai commenti che udii quel giorno la perplessità non fu solo mia.

 

 

 

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