I look di Sanremo 2018: li lascio commentare ad altri… tutti tranne uno.

Quando si tratta di eventi mediatici come il Festival di Sanremo (o come lo erano stato qualche tempo i Golden Globe), giornali, fashion blogger, consulenti d’immagine e chi più ne ha più ne metta sfruttano l’occasione per commentare i look, per dire la loro su chi stava meglio e con cosa.

Ci sono diverse ragioni dietro a questa ondata di opinioni stilistiche, una di queste è senza dubbio legata al fatto che scrivere di look e dei vestiti delle celebrities (ndr femminili) dell’evento del momento porta traffico e quindi aumenta la propria visibilità.

Io ho scelto di non commentare gli abiti di Michelle Hunziker.

Ho scelto di non entrare a far parte di questa ondata di opinioni su cosa le stava meglio o peggio, su di chi era quell’abito o quest’altro.

Ho scelto di non trattare Michelle o qualunque altra donna famosa come una bambolina a cui cambiare d’abito.

Ho scelto di fare la consulente d’immagine non perché sono appassionata di moda e bellezza: credo di non sbagliarmi di molto se dico che la maggioranza delle donne ama la moda e la bellezza e magari giocava con “Gira la moda” e con le Barbie da piccola, non per questo la maggioranza delle donne diventa consulente d’immagine.

Ho scelto di fare la consulente d’immagine perché credo che ciò che indossiamo, come ci pettiniamo o trucchiamo,  come ci muoviamo e comportiamo sia un mezzo di comunicazione, uno strumento potente e utile che può aiutarci a veicolare quello che abbiamo da dire al mondo.

Ho scelto di fare la consulente d’immagine perché sono profondamente convinta che ogni donna ed ogni uomo ha un potenziale da esprimere, una bellezza da rivelare,  e un mondo interiore da svelare.

Ho scelto di fare la consulente d’immagine perché credo che non ci siano dogmi e regole per cui c’è un solo modo per essere belli, un solo modo per piacere e per piacersi.

Ho scelto di fare la consulente d’immagine perché ogni persona che incontro mi obbliga a rivedere tutto ciò che so e ho imparato sulla comunicazione attraverso l’immagine e mi obbliga ad adattare i miei strumenti e a trovarne di nuovi.

Ho scelto di fare la consulente d’immagine perché sono anticonformista e perché la moda e l’abbigliamento possono essere troppo conformisti.

Per tutte queste stagioni non dirò nulla sugli abiti che ha indossato Michelle durante questo festival di Sanremo, tranne che per uno.

L’abito rosa pastello indossato in occasione dell’omaggio alle donne…

 

Perché scegliere un abito rosa pastello in un periodo in cui si parla di  lotta agli abusi e alle violenze sulle donne?

Il rosa deve il suo nome al fiore omonimo; nome femminile per eccellenza, le proprietà attribuite al colore rosa sono considerate come tipicamente femminili;

  • il rosa simboleggia i punti forti dei “deboli”, primo tra tutti la gentilezza,  la cortesia. In Romeo et Giulietta di Shakespeare, Mercuzio dichiara “I’m the very pink of courtesy” (Sono la rosa stessa della cortesia, io.).
  • Il rosa evoca la sensibilità, come mescolanza di rosso (forza, passione, amore) e bianco (perfezione, purezza, ecc.).
  • Oggi il rosa è un colore femminile e infantile, utilizzato spesso per l’abbigliamento delle bambine , ma fino al 1920 il rosa era un colore maschile nella tradizione antica europea per la quale il rosso era un colore maschile, e di conseguenza anche il rosa (un sorta di “rosso per bambini”); Gesù nelle rappresentazioni del diciottesimo era vestito di una tunica rosa, così come i bambini dell’epoca barocca veniva dipinti con dei vestiti rosa… Il cambio di “sesso” del colore rosa ebbe inizio dopo la prima guerra mondiale, quando il rosso scomparve dalle uniformi militare e non sembrava dunque avere più senso utilizzare il rosa per i vestiti dei giovani uomini o bambini. Nello stesso periodo le donne si libera di corsetti e nasce la moda per bambini (non più quindi una riproduzione in miniatura degli abiti da adulti, ma una vera propria moda a sé) caratterizzata da uniformi comode e di colore spesso indigo, un nuovo pigmento rispetto al passato. Il colore dominante diventa allora il blu che s’impone come colore maschile e giovanile, il rosa diviene allora essenzialmente femminile.
  • Il rosa è il colore di La vie en rose, un colore di un mondo meraviglioso e ottimista, un colore che evoca il sogno e la poesia.
  • Il colore dolce per eccellenza, caramelle e torte glassate di rosa ci trasmetto una sensazione di dolcezza maggiore di caramelle o dolci di altro colore…

Nonostante il passato maschile e la carica simbolica e culturale del colore rosa, la sua tonalità pastello evoca oggi tutto ciò che tenero, morbido e dolce, spesso associato a cuori, fiori, palloncini, fiocchi, conigliette, ecc. Esso diventa quindi stucchevole e superfluo quando serve solo a sottolineare le caratteristiche del tema principale.

Sarebbe stato un’ottima scelta dunque per veicolare un messaggio di femminilità, di donne che fanno delle loro caratteristiche dominanti (sensibilità, empatia, tenerezza) delle forze per un mondo migliore, un “mondo in rosa” nel suo senso ottimista. Purtroppo però combinato con l’inno alle mamme e alla maternità (a tale proposito vi lascio agli spunti di questo articolo su wired.it o di questo su dailybest.it) è diventato stucchevole e svilente.

Perché non scegliere un abito di un bel rosa fuchsia, come quello di Alberta Ferretti indossato durante la seconda serata?

O  magari uno di colore Shocking Pink che ricordasse il rosa “scandaloso” di Elsa Schiaparelli, un rosa che si fa notare e che s’impone.

Un rosa  esuberante, energico e dinamico, simbolo perfetto di cambiamento.

 

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2 commenti su “I look di Sanremo 2018: li lascio commentare ad altri… tutti tranne uno.”

  1. Gentile Valeria, grazie di questo post davvero ben scritto, documentato e soprattutto autentico. Sono d’accordissimo dalla prima all’ultima parola. Inoltre, sbaglio se scrivo che non mi sembra il colore migliore per Michelle Hunzicker? Grazie, Monica Bly

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