L’abito da sposa di Chiara Ferragni sotto la lente del consulente d’immagine.

È uno dei temi “caldi” del giorno: l’abito, o meglio gli abiti, da sposa di Chiara Ferragni.
Non amo commentare i look delle celebrities perchè non mi piace entrare a far parte della battaglia lovers-haters. Ma come consulente d’immagine in molti (molte in realtà) mi chiedono che cosa ne penso..
 
Colgo allora questa occasione per dire che un buon abito da sposa dovrebbe:
  • valorizzare o enfatizzare le caratteristiche morfologiche (di viso e corpo) della sposa;
  • valorizzare i colori della sposa (il suo mix cromatico composta da incarnato-occhi-capelli) per farla risplendere nel suo giorno importante;
  • trasmettere quelle sensazioni ed emozioni che la sposa o gli sposi desiderano mostrare agli invitati (o al mondo :-))

Prendendo in conto questi tre semplici principi, direi che tra gli abiti che Chiara ha indossato per le sue nozze, io ho preferito il secondo:  indubbiamente elegante e raffinato il primo,  atteso (per stile e mood) il terzo così in linea con lo stile che oramai attribuiamo a Chiara;  il secondo mi è parso essere il perfetto trait d’union tra i due, inglobando il romanticismo vaporoso del primo e l’irriverenza contemporanea del terzo.

Credo che concordiamo tutti nel dire che le sta bene e che aggiunge e come analista cromatica ed esperta di armocromia, posso anche affermare che il colore dell’abito valorizza l’incarnato ed i colori caldi di Chiara più di quanto non faccia il bianco puro, che tende a farla apparire in secondo piano.
 
È stato l’abito più discusso perché, dicono, “dejà vu”. Ora, alcuni l’hanno paragonato all’abito indossato nel 2014 da Angelina Jolie per le sue nozze con Brad Pitt (abito di Atelier Versace) per via dei disegni. Altri all’abito indossato da Marica Pellegrini sempre nel 2014 per le sue nozze con Eros Ramazzoti (abito di Valentino, quando la direzione creativa era condivisa tra Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli) per via della presenza del testo della canzone; abito, quello di Marica, che sua volta sembrava molto simile a quello indossato da Katy Perry per i Grammy Awards (sempre Valentino).
Ogni stilista si ispira e riprende linee, forme, idee da chi lo ha preceduto e in questo non ci vedo nulla di male, soprattutto se ad ogni re-interpretazione si è in grado di apportare la propria “firma” e stile ai capi: compito tutt’altro che facile e banale.
 
Maria Grazia Chiuri nell’abito Dior disegnato per Chiara Ferragni si sarà forse ispirata all’abito – o meglio al velo- Versace indossato dalla Jolie o forse all’abito che probabilmente lei stessa aveva creato per Marica Pellegrini e prima per Katy Perry, forse si è ispirata a tutti e 3. Ma sta di fatto che il risultato è diverso e personalizzato e le sensazioni che trasmette l’abito sono completamente nuove:
 
  • i disegni sull’abito di Angelina Jolie erano un’espressione die suoi figli, idea molto bella, ma il contrasto cromatico era forte e l’effetto ricordava un tatuaggio più ch eunuchi ricamo haute couture;

 

  • lo spartito e il testo della canzone sull’abito di Marica Pellegrini si basano anche loro su un concetto molto tenero e nobile (le parole d’amore di lui sull’abito di lei), ma l’effetto è quello di un contrasto forte nero su bianco,  e in effetti ci sembra quasi che lei indossi uno spartito più che un abito da sposa. Non per nulla era invece azzeccassimo l’abito indossato da Katy Perry ai Grammy Awards;

 

  • l’abito di Chiara Ferragni è il più romantico dei tre: viene riproposta l’idea delle parole di lui sull’abito di lei e l’idea dei disegni (il leoncino ricamato a simboleggiare il figlio Leone), ma l’interpretazione è soave e morbida nei toni, nei ricami e negli accostamenti cromatici. Espressione massima di romanticismo, e visto che il matrimonio è l’occasione romantica per eccellenza, direi che l’abito è riuscitissimo.
 
E voi cosa ne pensate?
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